Filosofia Della Musica
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04/07/2022

Sui bambini prodigio e il ruolo della musica

Viviamo nell’era della ricerca della tecnica massima e a tutti i costi, dove è facile vedere ragazzini capaci di suonare ad un livello tecnico molto avanzato già da piccolissimi.

Certi musicisti assistono a questi spettacoli ammutoliti e vivono un senso di frustrazione interiore, un fastidio che magari li porta a commentare e giudicare negativamente questi casi come esempi di “musicisti da allevamento”, “polli in gabbia” nutriti all’ingrasso e pronti al consumo.

In realtà, ogni caso è differente e ogni generalizzazione porta con sé il rischio di distorcere i fatti per semplificare una verità ben più complessa. Certamente, molto spesso la ragione di questo genere di commenti nasce dal bisogno di sentirsi meglio criticando gli altri.

Certo è che per essere capaci di suonare bene e comunicareemozioni positive all’ascoltatore bisogna divertirsi, godere di ciò che si fa, e solo alcuni possiedono questa capacità.

Ogni storia è diversa: ci sono ragazzini cresciuti in famiglie di musicisti, magari studenti sin da piccolissimi, che hanno appreso questo linguaggio in maniera quasi naturale; altri casi di bambini costretti a studiare dai genitori, più o meno controvoglia; e altri casi ancora di ragazzini non cresciuti in famiglie di musicisti, che però hanno conosciuto questo mondo e se ne sono innamorati.

In foto, il batterista americano Tony Royster Junior, esempio di bambino prodigio, che nel 1997, a soli 12 anni, aveva lasciato il mondo della musica a bocca aperta.

In generale, è certo che per migliorarsi è necessario nutrirsi di elementi che permettono di superarsi, di andare oltre se stessi, di arricchirsi. A determinare i risultati è la combinazione di diversi fattori: la volontàl’atteggiamento psicologico, il metodo, le conoscenze, i mezzi, le contingenze situazionali e l’esperienza. La combinazione di questi fattori da luogo alle più diverse tipologie di musicisti.

È vero che, per ottenere qualcosa nella vita, la maggior parte delle volte – a meno che non si parli di casi in cui una sorte favorevole giochi un ruolo più importante dell’impegno – è necessario concentrarsi sui propri obiettivi e fare esperienza. E certamente ai bambini, di solito, questo riesce molto bene, forse anche meglio rispetto agli adulti, perché hanno meno distrazioni, responsabilità e più tempo libero.

Ed è un dato di fatto che la maggior parte dei più grandi musicisti è cresciuta in contesti familiari dove la musica era il pane quotidiano, elemento che certamente aiuta a creare le condizioni più favorevoli per l’apprendimento del discente.

Questi, però, sono elementi legati alle contingenze situazionali ed ai mezzi, elementi immodificabili che Niccolò Machiavelli (1469 – 1527) avrebbe racchiuso sotto il concetto di “fortuna”, intesa sì come sorte favorevole, ma anche come insieme di contingenze situazionali. Per tutti gli altri fattori è possibile fare qualcosa.

I musicisti migliori sono certamente quelli capaci di innovarsi e reinventarsi continuamente, mettendosi costantemente “out of their comfort zone”, ossia “fuori dalla loro zona di conforto”, cercando costantemente di vincere nuove sfide e risolvere nuovi problemi.

Un esempio vivente di questa realtà è il caso del famoso ormai cresciuto ex bimbo prodigio Tony Royster Junior, il cui video dell’assolo di batteria da dodicienne era diventato virale per via dell’avanzatissimo livello tecnico del ragazzino. In un’intervista recente, il batterista ha dichiarato che i genitori non lo avevano mai forzato a suonare. E la stessa cosa dice Vinnie Colaiuta in un’intervista rilasciata a Dom Famularo.

Immagine di presentazione del dialogo tra i batteristi americani Vinnie Colaiuta e Dom Famularo.

Nel famoso libro “lo zen e il tiro con l’arco”, Eugen Herrigel spiega come fa un samurai a saltare sopra una pianta di bambù alta un metro: dopo aver piantato una pianta di bambù, il discente salta ogni giorno sopra la pianta, fino a quando essa non raggiunge l’altezza di un metro.

La psicologia moderna sostiene che i bambini apprendono tutto più velocemente rispetto agli adulti per via del fatto che lo sviluppo delle connessioni neurali raggiunge il suo picco durante l’età dello sviluppo, riducendosi fortemente in età adulta – argomento tra l’altro contestabile, se si considera che il bambino scrive le sue nuove conoscenze su fogli mentali quasi bianchi e l’adulto ha già scritto numerosissime pagine, e a questo va aggiunto che normalmente all’adulto resta meno tempo per imparare, perché spende la maggior parte del tempo per lavorare e fare altro. 

Se si vuole migliorare, quindi, è necessario prescindere dalle conversazioni sulla genetica, dare un’importanza relativa a certi supposti limiti oggettivi, smettere di focalizzarsi sulla propria impossibilità di fare qualcosa per via di una situazione immodificabile; e concentrarsi invece sulla propria possibilità di intervenire su ciò che può può essere modificato, sviluppando cioè un atteggiamento positivo e propositivo che possa preparare il terreno per andare oltre se stessi.

Tony Robbins insegna che, se l’intenzione è migliorarsi, invece di sostenere tesi negative ripetendole ad alta voce, bisogna chiedersi cosa è possibile fare per riuscirci, in modo da consentire al nostro cervello di passare da uno stato di rassegnazione, dovuto alla fede in una situazione negativa immodificabile, ad uno stato di ricerca di soluzioni a problemi modificabili e risolvibili.

In foto, lo scrittore ed esperto di motivazione Anthony Robbins.

I bambini hanno sicuramente il vantaggio di avere molto più tempo libero e possibilità di concentrarsi rispetto agli adulti, sia a livello psicologico sia fattuale, perché di solito hanno un atteggiamento positivo, propositivo e creativo nei confronti di tutto ciò che apprendono, e inoltre non devono pensare a sostentare se stessi e la loro famiglia e a risolvere altri problemi – eccetto ovviamente quei casi in cui la povertà o altre condizioni di malessere costringono il bambino a diventare adulto già in tenera età.

La verità è che forse nel mondo ci sarà sempre qualcuno tecnicamente più bravo di voi, più veloce, più musicale, e tanto altro – ma la questione più importante è: perché suonate? E questa domanda può essere scomposta in altre domande: quali sono i vostri obiettivi da musicisti? Vincere sugli altri ed avere una qualche sorta di primato o godere del privilegio sensoriale, intellettuale e psicologico di poter fare musica? E qual è il ruolo della musica?

Dobbiamo ricordarci che, di fatto, la musica non è un fattore essenziale alla sopravvivenza della specie animale; se si guarda all’uomo nella sua natura animale, infatti, la musica – come dicevano i cinici – è inutile.

L’essere umano, come gli animali, insegue il piacere dei sensi, con la differenza rispetto a questi ultimi che ama praticare anche lo sviluppo della propria facoltà razionale. Essendo l’uomo divenuto la specie in cima alla piramide animale, è riuscito nel corso della storia a garantirsi la sopravvivenza e ad ottenere il privilegio di poter sublimare i propri istinti primordiali creando l’arte, per usare un termine caro a Sigmund Freud (1856 – 1939).

Essere un musicista migliore oggi sul piano personale e professionale significa quindi sottrarsi alla logica della competizione, alla lotta per la supremazia, dando un senso a ciò che si fa.

È di fondamentale importanza cercare di capire per quale ragione si suona, concentrarsi su se stessi e sul piacere di poter godere di questo privilegio che non tutti hanno – soprattutto se si pensa che di guerre, competizioni e sofferenze nel mondo ce ne sono già abbastanza, e la musica oggi deve mantenere la sua funzione catartica di dimensione purificatrice, riparo ed oasi di pace, di sicurezza e di piacere.

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