Filosofia Della Musica
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04/07/2022

La musica come democrazia

Nel Febbraio del 2018 ebbi la fortuna di incontrare per la prima volta Ed Soph a Denton, a circa 60 km da Dallas, in Texas.

Batterista jazz, ex professore di batteria alla prestigiosa University of North Texas, membro della One O’ Clock Band, Ed Soph è molto noto per la sua maestria con le spazzole e per essere stato maestro di grandi batteristi quali Keith Carlock, Dave Weckl, Ari Honig, Jason Sutter e tanti altri.

In foto, Ed Soph

Ed mi chiese: “quale parte della batteria è più importante per il tempo?” E io risposi: “il piatto ride”. “Esatto”, mi disse. “Adesso ti farò sentire due batteristi diversi: dovrai dirmi qual è la differenza tra i due. Questo è il batterista numero 1”. E iniziò a suonare. Dopo essersi fermato, continuò: “e questo è il batterista numero 2”.

Dopo aver finito nuovamente di suonare mi chiese: “che differenze hai notato?”

Non notai subito la differenza, e gli chiesi di suonare nuovamente. La seconda volta capì cosa intendeva. Uno dei due batteristi suonava più o meno le stesse figure, ma a diversi livelli dinamici, quindi l’interpretazione non restava piatta, ad un solo livello.

E continuò: “Giusto, ma non solo. Il batterista che suona variando le dinamiche è più espressivo perché stava provando a suonare in sintonia e con lo stesso equilibrio della sezione ritmica: il piatto ride, che va insieme al basso, non sovrasta il rullante, che va col pianoforte.

Il rullante è importante, perché è la sezione melodica della batteria: ma questo non significa che deve essere suonato ad un volume più altro”.

Spiegava poi la sua filosofia in merito alla musica, La questione non è se ciò che si suona è giusto o sbagliato, ma se è appropriato o non appropriato. Per un musicista è quindi importante imparare a fare delle scelte; ed è qui che entra in gioco la dinamica.

In alto da sinistra Elvin Jones (1927 – 2004) e Billy Hart.
In basso Peter Erskine, Billy Higgins (1936-2001) e Roy Haynes

Batteristi come Elvin Jones (1927 – 2004), Peter Erskine, Roy Haynes, Billy Hart, Billy Higgins (1936 – 2001) sono tutti grandi musicisti, che suonano in modo diverso; tutti, hanno però qualcosa in comune: non i cosiddetti “leaks” che possono essere imparati da tutti – il termine “leak” in inglese indica letteralmente la fuoriuscita di un liquido da una tubatura, utilizzato in musica per indicare i cosiddetti “pattern”, “motivi o disegni musicali” appresi tramite l’ascolto di un brano o la visione dell’esibizione di un musicista, che escono fuori dal flusso di informazioni tramite un’analisi.

Ciò che accomunava tutti questi musicisti, ognuno molto diverso dall’altro, era il fatto che avessero sviluppato i propri concetti musicali, il loro vocabolario, il loro modo di formare frasi e periodi, il loro linguaggio; e che suonavano bene.

Secondo Ed, se studiamo e riusciamo a identificare gli elementi che rendono i grandi della musica tali, possiamo provare a suonare come loro e imparare da loro. Tutti questi batteristi non suonano sempre in maniera bilanciata: se così non fosse, significherebbe che c’è uno sbilanciamento dal punto di vista dinamico.

Un musicista, continua, deve cercare di riflettere in maniera appropriata l’equilibrio della sezione ritmica. Se poi si vogliono abbassare le dinamiche e suonare più piano e viceversa, è possibile farlo, se la scelta è appropriata al contesto in cui si suona.

E qui Ed citò Max Roach (1924 – 2007): “se c’è una vera democrazia, questa è la batteria: perché tutte le parti sono uguali”.

In foto, Max Roach

E lo studio della tecnica, secondo Ed, di fatto, non è altro che studio del movimento, perché il modo in cui ci muoviamo determina il modo in cui suoniamo. È per questa ragione che, se un percussionista ha un pad, può suonare dovunque.

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