Filosofia Della Musica
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03/12/2022

La storia di “Filosofia della Musica”

Era il 15 Dicembre 2005. Avevo appena iniziato a studiare Filosofia all’Università di Catania. Stavo studiando il calcolo combinatorio in Blaise Pascal e i suoi contemporanei e il concetto rinascimentale di “pansofia“, ossia la “conoscenza del tutto”. Particolarmente ispirato, tirai fuori dal mio zaino un quaderno e una penna, e iniziai a tracciare righe e colonne. Volevo visualizzare tutti i possibili modi per accentare gruppi di quattro note senza pause.

Fu in quel momento che realizzai che la musica era matematica. E fu in quel momento che iniziai a chiedermi: cosa dissero i filosofi sulla musica? E se, oltre alla filosofia del linguaggio, alla filosofia della scienza, alla filosofia della storia, esistesse anche una filosofia della musica?

Nel corso degli anni successivi, sempre interessato a scoprire cosa fosse la musica e come conoscerla nella sua natura più profonda, grazie alla lettura delle opere del filosofo Giordano Bruno (1548-1600) scoprì la Zairja (in foto), uno strumento medievale utilizzato per esercitare la memoria. Secondo Bruno, l’utilizzo di questo strumento poteva condurre a quella che lui definiva “pansofia”, la conoscenza del tutto.

In Foto, la Zairja, lo strumento medievale utilizzato per esercitare la memoria di cui parlano i filosofi Raimondo Lullo (1232 – 1316) e Giordano Bruno (1548 – 1600).

E mi sembrò chiaro che Bruno non limitava questo metodo a determinati campi del sapere: anche la musica poteva essere appresa in questo modo, e quanto diceva il filosofo nolano spiegava, a mio avviso in maniera perfetta, anche come apprendere la musica e la danza.

Interessato al tema, approdai alla lettura del libro del filosofo Paolo Rossi (1923-2012) “Clavis Universalis: Arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz”, e successivamente a manuali di MnemotecnicaPedagogiaPsicologiaFilosofia della Mente e medicina: volevo capire come è possibile apprendere la musica nel modo migliore e più rapido possibile; e come memorizzare quanto appreso.

E il mio interesse fu tale che decisi di riunire tutte le mie ricerche nella mia tesi di laurea: “Per una Mnemotecnica della Musica. Proposte di Lettura e di Ricerca“, consegnata nel 2009 all’Università di Catania.

Il mio sogno era diventare professore universitario e insegnare a Catania la materia che amavo di più in assoluto, ossia la “Filosofia della Musica“.

Poco prima che mi laureassi, però, scrissi ad alcuni professori italiani che avevano esplorato la materia, tra i quali Paolo Gozza, ma alla fine era evidente che, nonostante ci fossero 4-5 corsi molto interessanti in Italia (soprattutto nei vari DAMS), l’insegnamento della Filosofia era ridotto all’osso, a materie canoniche e fondamentali non necessariamente legate alla musica (fatta eccezione per “Estetica“).

Per questa ragione decisi di approfondire il filone della filosofia razionalistica e materialistica, in quanto volevo capire come si formano le idee e come si apprende.

La statua del filosofo nolano Giordano Bruno (1548 – 1600) a Campo dei Fiori a Roma, dove fu bruciato vivo dall’Inquisizione il 17 Febbraio del 1600.

Dopo qualche mese di studio tra filosofia e musica, arrivò un regalo completamente inaspettato da parte del mio collega Gino Amiconi, storico professore ordinario di BiotecnologiaBiologia strutturale e Biologia molecolare all’Università la Sapienza di Roma, conosciuto al corso di tedesco del Professor Thomas Hünefeldt nel 2009/2010.

Avevo già visto Gino a lezione diverse volte e mi colpiva la sua voglia di comprendere al meglio i costrutti degli autori tedeschi che leggevamo in classe (HegelHeideggerNietzsche e tanti altri). Ad ogni modo, non ci era mai capitato di parlare prima o dopo lezione.

Ricordo che un giorno, con la mia sacca dei piatti sulle spalle, salì sull’autobus che dalla via Nomentana portava alla Stazione Termini, dove avrei dovuto prendere il treno per tornare a Catania. Gino era su quell’autobus e non appena lo vidi andai istintivamente da lui per salutarlo.

Mi parlò un po’ di lui, di cosa aveva fatto in passato e del suo interesse per la filosofia e il tedesco. Vedendomi con la sacca dei piatti e una valigia, Gino mi fece alcune domande sul mio interessamento per la musica e la filosofia, e sembrava molto colpito dal mio racconto riguardo il mio progetto di mettere insieme filosofiamusicamatematicafisica e altre scienze; e che in realtà, se avessi potuto, avrei voluto studiare e insegnare “Filosofia della Musica” all’università.

Dopo essere tornato a Roma, Gino mi portò a lezione il testo di un professore che non avevo mai sentito nominare, Massimo Donà, che poi scoprì essere un filosofo e musicista italiano allievo del noto filosofo italiano Emanuele Severino. Il libro si chiamava “Filosofia della Musica“.

In foto, Massimo Donà, filosofo e musicista, allievo del filosofo Emanuele Severino (1929 – 2020).

Successivamente mi trasferì a Berlino per studiare alla Freie Universität zu Berlin per un anno. e parallelamente iniziai a collaborare col Quotidiano di Sicilia come corrispondente da Berlino. In quel periodo spostai l’asse dei miei interessi dalla mnemotecnica allo studio intenso della filosofia aristotelica, della sensazione, del linguaggio e della scienza.

Dopo 2 anni di esperienza giornalistica e universitaria tra Berlino, Catania e Roma, scrissi una tesi sulle teorie sensistiche nell’Illuminismo Tedesco “Il problema di Molyneux all’Accademia di Berlino. Le memorie di Jean-Bernard Mérian (1770-1780)“.

Questo studio mi permise di approfondire il tema dell’apprendimento attraverso l’esercizio dei sensi, in particolar modo del tatto.

Dopo la laurea al Master in “Filosofia e Studi Teorico-Critici” all’Università La Sapienza di Roma, e altri 2 anni di giornalismo come Corrispondente da Londra, mi iscrissi all’Ordine dei Giornalisti (licenza 5587) e decisi di trasformare il mio desiderio di studiare e insegnare questa disciplina all’Università in un giornale online chiamato “Filosofia della Musica“, un’avventura editoriale che mi avrebbe permesso pubblicare articoli sul tema pur non lavorando nel mondo accademico, lasciando più libero spazio alla fantasia, alla creatività, alla voglia di ricercare e sperimentare senza troppi lacci e freni accademici.

L’idea originaria del progetto era quella di pubblicare articoli, dialoghi e colloqui con musicisti professionisti, professori universitari, studiosi e ricercatori nel campo della musica e della filosofia della musica, per riunire in unico portale informazioni sparse in vari siti web, libri e riviste.

Il titolo di questo periodico non è certo originale: dopo alcune ricerche, scoprì che il primo saggio chiamato “Filosofia della Musica” venne pubblicato nel 1836 da Giuseppe Mazzini nella rivista L’Italiano.

Non esisteva ancora, però, un periodico con questo nome. Il giornale “Filosofia della Musica” è stato registrato al Tribunale di Catania in data 26 Gennaio 2016, col numero di fascicolo 22016.

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