Filosofia Della Musica
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23/01/2022

Sull’utilizzo delle dinamiche nel jazz

Nel Febbraio del 2018 ebbi la fortuna di incontrare per la prima volta Ed Soph a Denton, a circa 60 km da Dallas, in Texas.

Batterista jazz, ex professore di batteria alla prestigiosa University of North Texas, membro della One O’ Clock Band, Ed Soph è molto noto per il suo modo di suonare la batteria con le spazzole e per essere stato maestro di grandi batteristi quali Keith Carlock, Dave Weckl, Ari Honig e tanti altri.

In foto, Ed Soph, batterista jazz, ex professore di batteria alla prestigiosa University of North Texas e maestro di grandi batteristi quali Keith Carlock, Dave Weckl, Ari Honig e tanti altri.

Ed mi chiese: “quale parte della batteria è più importante per il tempo?” E io risposi: “il ride”. “Esatto”, mi disse. “Adesso ti farò sentire due batteristi diversi: dovrai dirmi qual è la differenza tra i due. Questo è il batterista numero 1”. E iniziò a suonare. Dopo essersi fermato, continuò: “e questo è il batterista numero 2”.

Dopo aver finito nuovamente di suonare mi chiese: “che differenze hai notato?”

Non notai subito la differenza, e gli chiesi di suonare nuovamente. La seconda volta capì cosa intendeva. Uno dei due batteristi suonava le stesse figure, ma variava le dinamiche, quindi l’interpretazione non restava piatta dal punto di vista del volume.

Ed allora aggiunse: “Giusto, ma non solo. Il batterista che suona variando le dinamiche è più espressivo perché stava provando a suonare in sintonia e con lo stesso equilibrio della sezione ritmica: il piatto ride, che va insieme al contrabbasso, non sovrasta il rullante, che va col pianoforte.

Il rullante è importante, perché è la sezione melodica della batteria: ma questo non significa che deve essere suonato ad un volume più alto”.

Spiegava poi la sua filosofia in merito alla musica, La questione non è se ciò che si suona è giusto o sbagliato, ma se è appropriato o non appropriato. Per un musicista è quindi importante imparare a fare delle scelte; ed è qui che entra in gioco la dinamica.

In foto, Dave Weckl, noto batterista americano allievo di Ed Soph.

Batteristi come Elvin Jones (1927 – 2004), Peter Erskine, Roy Haynes, Billy Hart, Billie Higgins (1936 – 2001) sono tutti grandi musicisti, che suonano in modo diverso; tutti, hanno però qualcosa in comune,

Non i cosiddetti “leaks” che possono essere imparati da tutti – il termine “leak” in inglese indica letteralmente la fuoriuscita di un liquido da una tubatura, utilizzato in musica per indicare i cosiddetti “pattern”, “motivi o disegni musicali” appresi tramite l’ascolto di un brano o la visione dell’esibizione di un musicista.

Ciò che accomunava tutti questi musicisti, ognuno molto diverso dall’altro, era il fatto che avessero sviluppato i propri concetti musicali, il loro vocabolario, il loro modo di formare frasi e periodi, il loro linguaggio; e che suonavano bene.

Secondo Ed, se studiamo e riusciamo a identificare gli elementi che rendono i grandi della musica tali, possiamo provare a suonare come loro per imparare da loro. Tutti questi batteristi non suonano mai forte – se si avesse questa percezione, infatti, significherebbe che ci sarebbe uno sbilanciamento dal punto di vista acustico; ma sempre in maniera bilanciata.

Un musicista deve cercare di riflettere in maniera appropriata l’equilibrio della sezione ritmica. Se poi si vogliono abbassare le dinamiche e suonare più piano e viceversa, è possibile farlo, se la scelta è appropriata al contesto in cui si suona.

Una volta Max Roach (1924 – 2007) disse ad Ed: “se c’è una vera democrazia, questa è la batteria, perché tutte le parti sono uguali”.

E lo studio della tecnica, di fatto, non è altro che studio del movimento, perché il modo in cui ci muoviamo determina il modo in cui suoniamo, o per dirla con Ed: “you sound the way you move“. È per questa ragione che, se abbiamo un pad, possiamo suonare dovunque.

In foto, il batterista Max Roach (1924 – 2007)

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